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Università di Pavia, Fondazione Magnani. Prima edizione del Premio “Risignificazione del patrimonio religioso”

«In un contesto globale caratterizzato da mobilità, pluralismo e trasformazioni sociali accelerate, l’educazione al patrimonio religioso assume un ruolo fondamentale e strategico. Questo patrimonio non si configura solo come trasmissione confessionale, bensì come percorso formativo orientato alla conoscenza, alla cittadinanza culturale e alla consapevolezza interculturale. Infatti, il patrimonio culturale religioso è una categoria alquanto complessa della nostra eredità e costituisce un riferimento multidimensionale che richiede necessariamente un approccio interdisciplinare». Così la professoressa Olimpia Niglio mette a fuoco i temi che motivano la ricerca rappresentata nel volume “Rigenerare per risignificare. Patrimonio culturale religioso. Premio restauro 2026” (Aracne, 2026, pagine184, euro 29,00) da lei curato insieme con Mariella Magnani.

Il libro raccoglie gli atti del convegno, svoltosi l’11 dicembre 2025 nell’Università di Pavia, durante il quale sono stati presentati gli esiti della prima edizione del Premio Restauro 2025. Patrimonio Culturale Religioso”. Questo, bandito all’inizio di quell’anno dalla Fondazione Piero e Giuseppina Magnani in collaborazione con l’Università pavese, ha visto la partecipazione di 41 progetti di ricerca pervenuti da 31 istituzioni accademiche italiane e di altri paesi, distinti in tre categorie (dottorati di ricerca, tesi di specializzazione, tesi di laurea), tutti volti a esplorare, approfondire la conoscenza, e individuare ragioni e metodi per la rigenerazione di importanti luoghi espressivi del patrimonio religioso. Come ha spiegato Mariella Magnani, Presidente della Fondazione Magnani, il Premio ha lo scopo di individuare le migliori tesi aventi a oggetto il restauro del patrimonio culturale religioso. «Si tratta di un patrimonio inestimabile che non può e non deve andare disperso perché (….) il patrimonio religioso è spesso ancora vivo, inserito in pratiche rituali e in dinamiche comunitarie che ne armonizzano l’uso, perché molti dei beni che lo compongono continuano ad essere utilizzati per il culto; ma anche là dove non lo sono, come dimostrano alcuni dei progetti presentati, il restauro di chiese, oratori, monasteri e conventi dismessi ha un ruolo strategico per contrastare lo spopolamento delle aree interne».

L’interesse sollevato dall’iniziativa, gli ampi e qualificati riscontri che ha incontrato, evidenziano, ha concluso Mariella Magnani, «che ci muoviamo in un ambito non sufficientemente valorizzato. Sicché (….) oggi possiamo dirci orgogliosi di aver colmato una lacuna».

Nel corso del convegno sono intervenuti altri relatori che hanno puntualizzato il senso dei beni culturali religiosi generati nell’ambito della Chiesa nel corso dei secoli, e il loro significato ai nostri giorni. Il tema è sviscerato da Michele Madonna (“Tutela e valorizzazione del patrimonio religioso: profili giuridici”): «si delinea sin dalle origini l’attenzione teologica, pastorale e giuridica della Chiesa per il patrimonio artistico-culturale (Ravasi). Si tratta di una “cura” che non è mai venuta meno, anzi si è sempre rinnovata. Nell’ambito del Concilio Vaticano II, la Costituzione conciliare Sacrosantum Concilium (n. 123) aveva fatto riferimento alla “creazione” da parte delle Chiesa nel corso dei secoli, di un “tesoro artistico da conservarsi con ogni cura”». Ripercorrendo la storia del rapporto generativo e conservativo tra Chiesa e beni culturali si mette in luce come l’afflato estetico, cioè la ricerca di bellezza, vertebrino la tensione religiosa tipica dell’essere umano. Come fu espresso da Karol Wojtyla quando ancora era vescovo di Cracovia, negli esercizi spirituali per gli artisti: “Tutte le culture autenticamente umane, come tutte le opere d’arte, possiedono un riverbero, un frammento della bellezza. Questa bellezza è contenuta in esse. Questa bellezza è sparpagliata in sovrabbondanza nel mondo visibile. Ma proprio in questa sua dispersione la bellezza – nessuna bellezza – è bellezza in senso assoluto. Tale bellezza è solo Dio”.

Ma che cosa vuol dire “valorizzare” i beni culturali di natura ecclesiastica, in un’epoca come la nostra, nella quale il senso religioso sembra ridursi? Ne ha parlato Caterina Giannattasio (“Fruizione e valorizzazione del patrimonio architettonico religioso. Le derive del progetto tra valori storici e disvalori contemporanei”), inquadrando così il problema fondamentale: «…si assiste a una crescente diffusione di interventi di riuso, i quali, però, tanto nel contesto nazionale, quanto, in misura ancora più evidente, in quello internazionale, fanno emergere una tendenza problematica: numerose azioni, infatti, risultano svincolate da un’adeguata conoscenza storica del manufatto e dal riconoscimento dei suoi valori, materiali e immateriali, configurandosi, piuttosto, come soluzioni orientate da logiche speculative e/o da istanze di spettacolarizzazione…». Il riferimento è a quei tanti interventi compiuti in anni recenti e meno recenti, che hanno visto il passaggio di proprietà di diverse chiese a istanze private o pubbliche, traducendosi in riutilizzi a volte totalmente estranei se non addirittura opposti all’origine dei manufatti, attraverso operazioni effimere, incapaci di «instaurare un dialogo critico tra passato e presente».

E in questo emerge l’importanza del Premio intitolato al tema “Rigenerare per risignificare”. I suoi obiettivi sono stati posti in evidenza da Olimpia Niglio: si tratta di educare i giovani a conoscere e comprendere a fondo il significato intrinseco del patrimonio culturale religioso. Per questo bisogna «Comprendere la storia e le identità: gran parte della storia del mondo è inscritta nei luoghi e nelle espressioni religiose. Senza la conoscenza di questo patrimonio, risulta difficile interpretare l’evoluzione dei territori, delle istituzioni e delle comunità.

«Promuovere la conoscenza interculturale: la pluralità religiosa contemporanea richiede strumenti per leggere simboli, narrazioni e pratiche differenti. L’educazione al patrimonio religioso favorisce la comprensione reciproca e contrasta stereotipi e semplificazioni.

«Sostenere la cittadinanza culturale: il patrimonio religioso è parte del patrimonio culturale comune. Educare alla sua tutela e al restauro significa promuovere responsabilità civica, partecipazione e cura del bene comune.

«Valorizzare la dimensione estetica e creativa: le espressioni artistiche legate alla religione rappresentano uno dei vertici della produzione culturale umana. La loro conoscenza stimola sensibilità estetica e capacità interpretativa».

I progetti premiati

I diversi progetti selezionati in questa prima edizione del “Premio restauro” svoltosi a Pavia, mostrano che in ambito accademico, dopo i decenni di relativamente scarsa attenzione del secondo dopoguerra, l’argomento “architettura e arte delle chiese” è percepito con nuova sensibilità. E sono un segno che la società civile può e sa farsi carico di ripensare il portato dei beni culturali generati dalla Chiesa nel corso dei secoli. E farlo proprio attraverso una consapevole acquisizione della continuità culturale e identitaria veicolata dalla tradizione religiosa che, proprio per questo, attraverso i suoi beni culturali recupera un dialogo che, travalicando epoche e correnti di pensiero, riconduce ai fondamenti del messaggio evangelico.

Segnaliamo qui i premiati nelle tre sezioni.

Sezione laurea

Convento domenicano di Ferrara, progetto di rifunzionalizzazione del claustro

Samuele Castiglia, Costantino Garzillo, Michela Maggioli dell’Università degli Studi di Ferrara, hanno preso in considerazione il complesso domenicano ferrarese e proposto la «rifunzionalizzazione dell’originale spazio claustrale [quale] primo passo di un possibile processo di rigenerazione urbana, costituendo un punto simbolico di connessione tra intervento contemporaneo e struttura storica».

Sezione specializzazione

Studio degli intonaci e del colore di alcune chiese rurali di Conversano (BA).

Sabrina Mellacqua, della Sapienza Università di Roma, ha esaminato le chiese rurali di Conversano (BA). Le territorio di questo Comune si trovano «numerosi edifici di culto realizzati in un ampio periodo che va dal X al XIX sec., oggi variamente collocati rispetto al centro abitato e posti in una condizione di isolamento ed abbandono (…) essi manifestano ancora uno stretto legame con il territorio rurale circostante e, in particolare, con i cosiddetti “laghi”, distinguendosi dagli ulteriori edifici rurali di culto di pertinenza dei complessi masserizi».

Sezione dottorato

Analisi delle ricostruzioni postbelliche in Abruzzo e Molise

Michela Pirro, dell’Università degli Studi Gabriele D’annunzio, Chieti-Pescara, ha studiato «il ruolo della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra nella ricostruzione del patrimonio ecclesiastico in Abruzzo e Molise nel secondo dopoguerra [….restituendo] un panorama finora poco esplorato di edifici religiosi ricostruiti secondo indirizzi estetici e liturgici che cercarono un equilibrio tra istanze moderne e principi della tradizione cristiana, fondamento dell’identità culturale e spirituale delle comunità».

Il volume ripropone in dettglio anche i diversi progetti segnalati nonché tutti gli altri partecipanti: si tratta in ogni caso di lavori che testimoniano un’accurata attenzione, una partecipata preoccupazione e la ricerca di soluzioni fondate su un reale a fondato apprezzamento dei valori inestinguibili contenuti nel patrimonio culturale cristiano.

Mariella Magnani e Olimpia Niglio, Rigenerare per risignificare. Patrimonio culturale religioso. Premio restauro 2026 (Aracne, 2026, pagine184, euro 29,00)

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