Nella civiltà dello spettacolo e dei social si vedono tantissime cose. Sommersi dalle immagini, ci si chiede: siamo ancora capaci di guardare? Ovvero, di soffermarci a osservare e godere di quell’atto che consente di cogitare sui significati che a un occhio frettoloso sfuggono? Soccorre la RAI, con una serie di appunti, sintetici e di facile fruibilità, raccontati da Rodolfo Papa, poliedrico artista e storico dell’arte. Con linguaggio pacato conduce le telecamere in luoghi affascinanti, a volte poco noti. Consente di ripercorrere piazze e strade, di rivedere opere artistiche e ripensarci.
Nel giugno 2026 ha lanciato una nuova avventura urbana, con la serie “In punta di matita”. La prima puntata lo vede nel cortile dell’Ambrosiana a Milano: è la prima biblioteca pubblica italiana (se si esclude la biblioteca vaticana) nata nel capoluogo lombardo per iniziativa del cardinale Federico Borromeo nel 1607, ma anche la prima grande raccolta d’arte donata alla città, e sempre attiva da allora a oggi, custode del leonardesco Codice Atlantico e di tante altre meraviglie del sapere collezionate nel corso dei secoli dai Dottori dell’Ambrosiana, selezionatissimi esperti in diverse materie e tradizioni culturali e linguistiche. L’Ambrosiana è il vero centro della città: costruita proprio all’incrocio tra il cardo e il decumano, i cui resti sono ancora visibili tra le sue fondamenta. Rodolfo Papa la racconta con poche, abili pennellate, mentre su un quadernino traccia schizzi di quel che sta mostrando: appunti visivi che consentono al telespettatore di soffermarsi meglio sugli oggetti che così restano osservati da una duplice prospettiva: la visione diretta e quella riflessa nel disegno.
Non nuovo a simili imprese, Rodolfo Papa già in passato aveva esplorato l’ineguagliabile Città eterna, ricchissima di ogni sorta di bene architettonico e artistico, con i suoi “Itinerari romani”. Da Ostia, il porto antico – la porta che consente i commerci e le spedizioni navali dell’impero – a Trinità dei Monti, il Pantheon, Villa Borghese, le grandi e piccole basiliche: per ciascun luogo pochi minuti, giusto qualche pennellata di colore e alcune inquadrature. Ma sono sufficienti per rivelare che c’è qualcosa di più da guardare. Sono “pillole” concepite non tanto per spiegare, ma per invogliare o per rievocare, in qualche caso per mettere in luce luoghi di grande importanza ma che forse a volte sfuggono nella generale ricchezza delle architetture della capitale, come Sant’Onofrio al Gianicolo o San Giovanni dei Fiorentini.
Lo stesso Rodolfo Papa ha condotto simili “pillole” di cultura riguardo alla storia dell’arte, in 21 “stagioni”, ciascuna di sette episodi di cinque minuti circa: è la serie “Iconologie quotidiane”. Da Andy Warhol al Beato Angelico, passando per Bernini, Poussin, Giovan Battista Piranesi e per luoghi come la basilica di Santa Prassede a Roma o la concattedrale di Taranto progettata da Gio Ponti.
Ovunque si guardi, si nota come l’arte vera, quella più eloquente e importante, è quella che parla il linguaggio cristiano e rimanda a una fonte che supera i nostri orizzonti umani. Bastano pochi minuti per constatarlo.
I programmi citati sono tutti reperibili in Raiplay.


