Mostra a cura di Rossana Merli. Opere di Giuliano Ravazzini.
Cattedrale di Santa Maria Assunta e Museo Diocesano, Reggio Emilia. 21 – 30 aprile 2026
Mimesi è una installazione che mette in dialogo arte contemporanea e spazio sacro. L’artista Giuliano Ravazzini presenta alcune sculture dedicate al simbolo della croce, realizzate con materiali naturali come legno, argilla e fibre vegetali. Le opere sono esposte nella cripta della Cattedrale e nel Museo Diocesano.
Attraverso queste sculture essenziali l’artista invita il visitatore a un dialogo silenzioso tra antico e contemporaneo, stimolando uno sguardo nuovo su luoghi sacri che custodiscono storia e spiritualità. Le sculture intendono pertanto favorire un incontro inatteso tra la tradizione religiosa e la ricerca artistica contemporanea.

La Croce di Greccio si presenta come una scultura lignea che dialoga con la tradizione iconografica della croce medievale, reinterpretandone la struttura attraverso un linguaggio formale essenziale e severo. L’opera si distingue per la sua configurazione che richiama modelli arcaici della croce sagomata, tipici dell’arte medievale italiana, pur rinunciando a qualsiasi apparato figurativo per evidenziare una dimensione simbolica e contemplativa.
La scultura lignea, sottoposta a un processo di invecchiamento, presenta una superficie patinata scura, attraversata da velature brune e rossastre, segni di abrasione e irregolarità cromatiche che rafforzano il processo di sedimentazione temporale.
Questi interventi dell’artista non hanno solo una funzione estetica ma contribuiscono a conferire una percezione di profondità storica, evocando l’idea di un oggetto che porta su di sé le tracce del tempo e dell’uso. La scelta di rinunciare alla rappresentazione del Cristo crocifisso permette di concentrare l’attenzione sul valore strutturale e simbolico della croce stessa, segno archetipico capace di evocare la dimensione del sacro attraverso la pura presenza della materia e dell’equilibrio compositivo.
Il riferimento a Greccio allude a un preciso orizzonte culturale e spirituale, legato alla memoria di San Francesco che, nell’omonimo borgo, nel 1223 diede vita alla prima rappresentazione del presepe, poi istoriata negli affreschi di Giotto dove, in posizione sopraelevata, compare la croce in solitaria, come a suggerimento di un nuovo spazio prospettico.

Mimesi è una croce greca che dialoga con lo sguardo del visitatore, sfidandolo a distinguere tra il reperto e l’artificio contemporaneo. Attraverso l’uso dell’anticatura e delle proporzioni classiche, l’opera rinuncia al protagonismo del “nuovo” per diventare parte di una narrazione millenaria. È un ponte tra la maestria tra l’abilità tecnica e la riflessione concettuale sulla persistenza de simboli.
La croce Mimesi è un’opera contemporanea che sceglie la via dell’anacronismo per indagare la persistenza del sacro. Attraverso una sapiente tecnica di invecchiamento e l’uso di materiali della tradizione liturgica, il rosso della lacca cardinalizia e la luce solenne dell’oro, l’opera cerca di stupire non per contrasto ma per assimilazione. L’obiettivo non è un falso storico, bensì una riflessione sulla memoria della forma. La superficie, segnata da una voluta usura del tempo, trasforma l’oggetto in un testimone silenzioso, capace di abitare lo spazio museale non come un’intrusione ma come eco di una devozione millenaria.

Ex Nihilo. La croce di fango e argilla è un’opera che l’artista ha realizzato nei territori di prossimità, camminando fra paesaggi argillosi e utilizzando esclusivamente le risorse della natura, un manufatto che non solo celebra la bellezza e la materia del luogo, ma si fonde con esso riflettendo un profondo rispetto per l’ambiente. Il titolo Ex Nihilo si radica nella tradizione filosofica e teologica della creatio ex nihilo, il principio secondo cui Dio ha creato il mondo dal nulla. Questa narrazione assume una valenza nuova nell’opera di Giuliano Ravazzini: la croce, costruita con materiali poveri e deperibili, non è solo simbolo di un sacrificio, ma anche una creazione precaria, effimera, destinata a dissolversi.
L’uso del fango richiama direttamente il racconto biblico della Genesi, l’essere umano plasmato dalla polvere della terra, sintesi tra la materia e il divino, tra il nulla e l’eternità. Nella sala del Museo Diocesano la croce Ex Nihilo cerca un dialogo con opere dell’antichità, capitelli in pietra scolpiti per adornare le chiese medievali del nostro territorio, diverse delle quali tuttora esistenti.
L’artista
Giuliano Ravazzini (Sassuolo, 1960) vive e lavora tra Baiso e Reggio Emilia. Dagli anni 80 sviluppa progetti che uniscono arte contemporanea, natura e riflessione sociale. Da oltre vent’anni indaga il simbolo della croce attraverso installazioni e opere grafiche. www.giulianoravazzini.com


