L’Aquila. Concorso per il nuovo complesso in località Pile (2). Progetto di Renato D’Onofrio

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Veduta del nuovo centro parrocchiale in rapporto al profilo della chiesa esistente.

Il progetto terzo classificato nel Concorso indetto dall’Arcidiocesi dell’Aquila (v. al riguardo quanto contenuto nel sito http://www.chiesadilaquila.it/2019/10/10/concorso-nuovo-complesso-parrocchiale-di-pile-comunicazione/ ), per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale “San Giovanni Battista“ in località Pile (AQ), è quello elaborato dal gruppo coordinato dall’architetto Renato D’Onofrio. Lo presentiamo qui, come già fatto col secondo classificato (v. https://architetturasacra.org/laquila-concorso-per-il-nuovo-complesso-in-localita-pile-progetto-laura-fagioli/ ).

L’ingresso (prospetto nord).

Dalla relazione di Progetto:

Rapporto con l’ambiente urbano

Il rapporto con l’ambiente urbano è stato generato dalla chiesa di Sant’ Antonio abate; il lungo protiro è parallelo all’ex muro presbiteriale e l’orientamento est-ovest del San Giovanni coincide con quello che un tempo fu dell’antica chiesa. La scelta si ascrive alla tradizione cristiana e soddisfa sia l’esigenza di utilizzare la luce come “elemento architettonico”, sia il rapporto con la città. Con il presbiterio infatti, la chiesa si rivela su via degli Aragonesi, con il campanile su via Fonte Burri e con la facciata principale sul sagrato e sul parterre destinato ai bambini come vuole il bando concorsuale. Per rapportarsi al quartiere, è stata evitata una sola direzione di ingresso: il protiro avanza dalla chiesa per consentire di entrarvi da est, ovest e nord.

Il porticato tra il campanile e i locali parrocchiali.

Inoltre vi sono “episodi urbani” ricorrenti in città come il porticato che dal campanile va ai locali parrocchiali, tipologicamente simile a quello del Palazzo delle Opere Pubbliche nei pressi della chiesa di San Bernardino; analogamente, il sottoportico che va allo spazio polivalente tra chiesa e aule, lo si trova diffusamente nella città storica. La pietra a vista, evocando il famoso “apparecchio aquilano”, stabilisce un’ulteriore appartenenza alla città.

Riconoscibilità dell’edificio sacro

Per risolvere la dispersione della comunità dovuta al sisma del 2009, il progetto impiega la pianta circolare perché contiene il “seme” dell’unione e dell’actuosa partecipatio riducendo la distanza tra i fedeli e tra questi e l’officiante.

Vista notturna del complesso (rendering)

Evitando lo storicismo, la ricerca ha attinto dal passato: la chiesa di San Giovanni Battista coniuga contemporaneità e tradizione che proprio con le piante circolari ha creato forme ieratiche radicatesi nell’immaginario collettivo tanto che ad esse si associa il concetto di chiesa.

Il sagrato e l’ingresso.

Pertanto, la pianta circolare, la gerarchia tra basamento litico e aula bianca, il campanile e il taglio obliquo verso il presbiterio, restituiscono un luogo di culto cattolico.

La pianta della chiesa e delle opere parrocchiali.
Planimetria dell’area.

Profilo estetico, formale

Sebbene sia “casa tra le case”, la chiesa si distingue nel contesto urbano per i contenuti che esprime e lo fa soprattutto con la pianta circolare orientata a est, il muro absidale finestrato, il protiro che avanza con audacia sul sagrato, e il campanile a ovest. Il porticato innestato alla torre, porta ai locali parrocchiali il cui piano terra è a quota inferiore; da qui, i campi gioco, il lotto destinato alla Caritas e la casa canonica, digradano a sud sugli ampi terrazzamenti. Pertanto, i prospetti longitudinali del complesso rivelano lo stesso dinamismo del terreno su cui sono adagiati i fabbricati, rivelando un sostanziale rispetto della topografia.

Le opere parrocchiali, sul lato sud del complesso.

Impianto liturgico

All’interno del presbiterio inteso come “organismo di Luce”, i fuochi liturgici sono “luoghi di relazione” tra presbiteri e fedeli, disposti nel rispetto della tradizionale prossemica della Chiesa cattolica.

Vista assiale dell’aula celebrativa.

Per evocare “l’ara del sacrificio” e “la mensa del convito pasquale”, l’altare si compone di due elementi di Travertino romano chiaro: un masso grezzo e tre lastre levigate che lo coprono. Come un objet trouvé opportunamente interpretato, il masso è diventato altro da se; i cinque tagli, citazione dei “concetti spaziali” di Lucio Fontana e della sua ricerca di “infinito”, rappresentano le piaghe di Cristo. A tergo è il reliquiario.


Simbolo del “sepolcro vuoto”, l’ambone è un “sarcofago” ispirato a quelli della pittura italiana del XV- XVI secolo che trattano la Resurrezione (Piero della Francesca, Raffaello, Perugino, ecc.); è incassato nel presbiterio ed è coperto da vetro stratificato strutturale. La “lastra tombale” alzata, costituisce il fronte a cui è saldato il leggio. Nella “fossa” sono 309 pietre bianche numerate a ricordo delle vittime del 2009. Anche l’ambone, quindi, è una sorta di objet trouvé in Travertino, adeguato per interpretare la “Resurrezione”.

L’ambone.

Tra le sedute in Faggio, quella del presidente è riconoscibile grazie alla predella di pietra, allo schienale e ai braccioli. Gli scranni sono in due file di cui quella posteriore elevata su pedana.

In marmo Bronzetto, il fonte ha solchi verticali rivestiti di acciaio inox fino a terra dove generano una raggiera, simbolo della Luce di Cristo che si riceve col battesimo. Tre gradini conducono alla vasca da cui emergono “uomini nuovi” che la comunità accoglie. Tra fonte e vasca è la statua del Battista; due parallelepipedi in Travertino contengono oli sacri e cero pasquale.

Il fonte battesimale.

Nella cappella del Santissimo Sacramento, il tabernacolo in acciaio argentato è nella stele in pietra Quarzite gialla che campeggia sul muro in marmo Carrara Bianco P alla cui base è uno zoccolo/inginocchiatoio di Faggio.

Il tabernacolo.

L’illuminazione zenitale, nel far risplendere la cappella, esalta la frase del Battista tratta dal vangelo di Giovanni (1, 29-30): «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!…..»

Tabernacolo e Via Crucis.

I confessionali sono due ambienti rivestiti di Faggio e Betulla per ricordare quelli lignei della tradizione che un tempo arredavano le aule liturgiche.

Come richiesto dal bando concorsuale, la cappella feriale trova il proprio spazio nella chiesa di Sant’Antonio abate di cui il progetto rispetta giacitura e orientamento per stabilire un criterio di reciprocità.

Opere d’arte

Il Crocefisso in argilla brunita, ha l’iconografia del Christus Triumphans ma con i segni della sofferenza come mostra il capo abbandonato.

Coerenti al gesto liturgico, le bozze dei bassorilievi in argilla raffigurano il percorso della Croce ricorrendo all’iconografia tradizionale per una facile lettura. La formella della Resurrezione rimanda al Cristo Eucaristico che segue nella cappella del Santissimo. Su una delle doghe della boiserie che segue, è la frase di Matteo (3,1–2): «In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo ”Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”».

Accovacciata su piedistallo in Travertino, la statua del Battista è rivolta ai catecumeni; alla base è la frase tratta dal vangelo di Marco (1,6-8): «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

Realizzata a rilievo con argilla, l’immagine propone Maria accovacciata e con il capo rivolto al Cielo, segni dell’umanità e della chiamata ad un ruolo infinitamente grande.

La cappella della Vergine.

L’iconografia è quella del “frammento” su tavola costruita con doghe recuperate tra le macerie del sisma. Anche per il supporto ligneo, si è fatto ricorso “all’oggetto trovato per caso” e interpretato per un nuovo significato. La sacra effige è in un piedistallo ligneo amovibile con candeliere.

Prospettiva dell’aula dal presbiterio.

Enfatizzata dal lungo protiro, la porta in bronzo campeggia sul sagrato; raffigurando il battesimo nel Giordano, evidenzia il Battista a cui la chiesa è dedicata, e Cristo di cui ogni porta è simbolo. Il pavimento del protiro riporta i nomi del popolo di Dio nel “varcare la soglia”.

Il prospetto nord della chiesa, con la porta principale.
Il prospetto sud della chiesa.
Prespetto est del complesso
Prospetto ovest del complesso
Secione locali-campanile

 

Gruppo di progettazione:

  • Architetto Renato D’Onofrio (capogruppo)

  • Ingegnere Raffaele Marra

  • Ingegnere Domenico Di Leo

  • Sac. Antonio di Leo (liturgista)

  • Marisa Gullotta (artista)

Consulenti:

  • Ing. Gennaro Loperfido (consulente termotecnico)

  • Ing. Paolo Acquasanta (consulente elettrotecnico)

  • Prof. Ing. Gino Iannace (consulente acustico)

  • Nicola Canosa (consulente per l’organo a canne)

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