HomeARCHITETTURADiocesi di Lucca. Geografie Sacre a Brancoli. Paesaggi che custodiscono memoria

Diocesi di Lucca. Geografie Sacre a Brancoli. Paesaggi che custodiscono memoria

Ci sono luoghi in cui il paesaggio non è soltanto scenario, ma voce della comunità. Brancoli è uno di questi: un crinale che guarda la Piana di Lucca dall’alto, come un antico custode che non ha mai smesso di vegliare. Qui, tra boschi di castagni e pietre che portano il segno dei secoli, il progetto Geografie Sacre. Pellegrini della conoscenza, dell’Arcidiocesi di Lucca e ideato e progettato da Olimpia Niglio, ha ritrovato una delle sue radici più profonde: la relazione viva tra territorio, memoria, spiritualità e comunità. Così il 6 aprile 2026 la giornata è iniziata proprio sulle colline di Brancoli presso la Chiesa di Sant’Ilario dove mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, ha celebrato la SS. Messa alla presenza di numerose persone provenienti da diverse comunità parrocchiali dell’Arcidiocesi di Lucca e dell’Arcidiocesi di Modena.

Il cammino ha avuto inizio al termine della SS. Messa quando i pellegrini hanno intrapreso la via che sale con passo lento verso la Chiesa di San Lorenzo, seguendo l’antica logica dei pellegrinaggi: non la fretta, ma l’attenzione; non la meta, ma la trasformazione che avviene in noi lungo la strada. Il paesaggio si apre a tratti, lasciando intravedere anche la Croce di Brancoli, eretta nel 1900 come segno di un Giubileo che voleva unire l’Italia attraverso simboli di luce posti sulle sue vette. Oggi quella croce continua a parlare, non come monumento immobile, ma come punto di orientamento: un invito a guardare oltre, a ritrovare un senso di appartenenza che supera i confini. Sulle pendici del monte si osserva anche l’antico convento agostiniano.

Accompagnati dal professore Alessio Pisani di Lucca il cammino è proseguito verso l’antica chiesa di Sant’Andrea, un vero scrigno della cultura romanica lucchese, esempio emblematico di un monumento che custodisce importanti tesori. Da qui poi verso la Pieve di San Giorgio dove il paesaggio si distende in un abbraccio ampio verso la valle bagnata dal fiume Serchio. L’antica Pieve, con le sue forme romaniche e la sua posizione dominante, sembra dialogare con la valle sottostante. È un luogo che non chiede parole, perché ne offre già molte: la luce che filtra dalle aperture, il profilo delle colline, il respiro del vento che attraversa la navata come un antico canto.

In questo intreccio di natura e architettura, Geografie Sacre trova la sua vocazione: restituire ai luoghi la loro capacità di educare, di generare incontro, di custodire memoria. Brancoli diventa così non solo una tappa, ma un laboratorio di idee e di nuovi progetti. Qui si impara che il paesaggio non è un fondale, ma un testo da leggere; che la spiritualità non è un altrove, ma un modo di abitare il mondo; che la memoria non è un archivio, ma un gesto condiviso.

Ogni pellegrinaggio che sale verso San Giorgio è un atto di riconoscenza: verso la terra che ci sostiene, verso le comunità che hanno custodito questi luoghi, verso la storia che continua a farsi presente anche nelle chiese di Gignano e di Santa Maria Assunta a Piazza dove il pellegrinaggio si è sciolto per darsi appuntamento nuovamente il 17 maggio 2026 quando un evento organizzato con il Pontificio Istituto Missioni Estere (P.I.M.E.) visiterà la terra natale di padre Allegrino Allegrini (1926-2006), missionario in Giappone.

E forse è proprio questo il dono più grande di questo progetto di Geografie Sacre: la capacità di trasformare un cammino in un incontro, un paesaggio in una rivelazione, una memoria in un futuro condiviso perché la Chiesa è la comunità e insieme possiamo fare molto per far conoscere e valorizzare i doni ricevuti.

 

Pieve di San Giorgio a Brancoli

Chiesa in cammino (Geografie Sacre)

Crocifisso presso la Chiesa di Gignano

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