La croce del convento di S. Agnese e il convento di S. Orsola in Olanda, la torre della Moletta a Roma
Mauro Ferri è un veterinario e faunista, cofondatore dell’associazione Monumenti Vivi, esperto di nidi artificiali tradizionali per attirare storni, passeri e rondoni negli edifici, dal Medio Evo ai nostri giorni. Il 18 febbraio 2021 è stato ospite della nostra rivista con l’articolo Biodiversità, difesa ambientale e tutela delle chiese storiche con l’allegato che ne trattava i dettagli. Questa volta lo intervistiamo sull’influenza che la Predica agli uccelli di S. Francesco d’Assisi ha sorprendentemente esercitato anche sull’architettura.
È noto che la celebre Predica sia stata “narrata” anche artisticamente, può spiegare meglio in che cosa consisterebbe questa influenza sull’architettura medievale?
La Predica agli uccelli di San Francesco d’Assisi ha avuto profondi effetti sulla devozione popolare, che ne coglieva il profondo rispetto del Poverello per ogni creatura e ne apprezzava la capacità di comunicare, al di là delle parole, attraverso simboli. Ciò spiega la sua precocissima rappresentazione nella tavola di Bonaventura Berlinghieri (1235; Chiesa di San Francesco, Pescia, PT), nel celeberrimo affresco (1295-1299) attribuito a Giotto di Bondone (Basilica Superiore, Assisi), nella vetrata colorata (1325-1330) dell’ ex-monastero delle clarisse di Königsfeld (Brugg, Argovia, CH), ed anche nelle moderne reinterpretazioni di Filippo de Pisis (1931, in chiave espressionista) e di Stanley Spencer (1935: in chiave intima e moderna). Per non dimenticare le trasposizioni statuarie, dal grande bronzo sulla contrada della Predica (Jago, 2023) ai San Francesco dell’omonima Piazza a Modena (Graziosi G., 1938) e di Piazza Sant’Angelo (Castiglioni G., anni ’50). Insomma, il successo nelle trasposizioni figurative è stato notevole, ma è stata davvero una sorpresa scoprire che nel 1400 gli ordini femminili francescani decisero di perpetuare il miracolo della Predica nelle mura di due conventi che stavano edificando in Olanda, a Utrecht (1412) e nella città anseatica di Elburg (1420).
Che cos’hanno fatto di preciso a Utrecht e Elburg?
È molto semplice. Cominciamo dal convento di clausura delle francescane di Elburg, ora Museo cittadino. La guglia della facciata principale dell’edificio, del 1420, è decorata con una Croce alta ca. 170 cm, realizzata assemblando 23 nidi artificiali intramurari per storni, mentre altri 49 nidi sono ancora riconoscibili su tre pareti, sopravvissuti a uno stato di rovina e a due complessi restauri per ospitare l’attuale museo. Insomma, quelle suore francescane vollero garantirsi la presenza degli uccelli nell’edificio, invitandoli a nidificare in decine di nidi e addirittura in una Croce.

Però, dagli studi di cui lei parlò qui anche nel 2021, sappiamo che i nidi artificiali per storni e passeri in quei tempi erano normalmente usati (anche) nei Paesi fiamminghi per asportare i pulcini per mangiarli, e allora, le buone suore di Elburg come avrebbero conciliato devozione e…. cucina?
Per la precisione, nei miei lavori sui nidi artificiali in uso fin dal Medio Evo e che chiamo “tradizionali”, io documento che oltre all’uso come cibo, in quei Paesi vasi da uccelli e nidi intramurari avevano anche una finalità benaugurale, come testimoniato dalla targa in terracotta di una locanda del 1500 (Amsterdam, Rokin 22) che prometteva di prendersi cura dei clienti come i due storni ritratti mentre nutrono i loro pulli in un vaso per storni. La piccola ma eloquente insegna fu recuperata durante uno scavo nella strada e la si può ammirare sull’attuale edificio, non saprei dire se in copia o in originale. Ma nel convento di Elburg la finalità è addirittura “devozionale”, una finalità tipica dei nidi artificiali sulle architetture religiose ottomane, che pure tratto nella mia monografia. In questo caso la tesi devozionale è irrobustita quantomeno dalla posizione della Croce sulla guglia, inaccessibile e quindi senza la possibilità di asportare i pulli.

Lei parla di storni e di inaccessibilità, ma come può affermarlo?
Per esperienza diretta, da verifiche sul posto. Infatti, condivido molti dei miei interessi con alcuni amici d’Oltralpe. Uno di questi abita a Leuven (Belgio) e sono stato suo ospite lo scorso giugno per una rimpatriata con altri, e gli ho proposto una gita a Elburg per risolvere assieme una serie di dubbi che altri e io avevamo su questa Croce. Io la conoscevo per una foto a bassa risoluzione, tratta da una mappa satellitare, e per una nota web di un comune conoscente di Utrecht che parlava di nidi artificiali simili (se non uguali) a quelli di Elburg, ma in una chiesa luterana della sua città, subentrata a un monastero francescano del 1412. I nidi della Luthersekerk di Utrecht erano oggetto di un capitolo in un annuario olandese (1996) sulla conservazione degli edifici storici, con disegni di due tipologie (con e senza accesso per l’asporto dei pulli) ma con misure del foro di entrata (2,5 cm) che personalmente ritenevo così improbabili da consigliare all’amico di Utrecht un metodo empirico che aveva dato il risultato di 5 cm, confermando che lo studioso olandese forse era stato mal informato. Il mio amico belga ignorava questi casi e, con entusiasmo, ha organizzato un weekend tra le due città olandesi, che ha dato frutti davvero inaspettati. Ha aderito al viaggio anche una funzionaria di un’associazione ornitologica e ora ci ritroviamo tutti e tre coautori (Mauro Ferri, Louis-Philippe Arnhem, Karin Gielen) del report che ha documentato lo stato dell’arte nell’ex convento di Elburg. Infatti, abbiamo potuto censire e catalogare i nidi artificiali rimasti su tre pareti e stabilire che le misure dei loro accessi sono simili e talvolta più grandi di quelle riscontrate a Utrecht, confermando che la specie target originale doveva essere lo storno europeo, poiché per i passeri, si realizzavano accessi di diametro ben più piccolo. Inoltre, esaminando l’edificio da due strade, abbiamo constatato la finalità devozionale quantomeno dei nidi artificiali della Croce, perché sono su una guglia dello spessore di due teste di mattone, in parte esterna al tetto, e, per il resto, alcuni nidi sono all’altezza della sommità di un solaio verosimilmente inaccessibile. Il resto dei nidi attualmente corrisponde a stanze in uso e senza segni di accesso ai nidi (sportelli, tappi, pietre…) ma non è possibile sapere se fossero così ab antiquo o se è stata una scelta deliberata durante uno dei restauri. In ogni caso, dulcis in fundo, ci siamo emozionati nel constatare che una piccola colonia di rondoni comuni utilizzava buona parte di quei nidi proprio durante la nostra visita. Infatti, al nostro arrivo abbiamo visto in attività tanto rondoni adulti riproduttori in almeno 26 cavità con covate e anche osservato le tipiche evoluzioni di decine di rondoni “sfioratori” e cioè giovani e subadulti che esploravano rumorosamente le cavità occupate dalla colonia. Soprattutto, abbiamo constatato che anche un nido artificiale della Croce era attivo, nonostante alcuni appassionati olandesi sui social dessero per scontato che tutte le cavità fossero state occluse dal degrado dell’edificio all’inizio del XIX secolo e dai lavori dei due restauri. Insomma, eravamo tutti e tre felicissimi di constatare che dopo 600 anni, quei nidi continuavano a funzionare. Per i rondoni, ma lo stesso avviene anche in Italia dove le passeraie tradizionali sono spesso usate soprattutto dai rondoni a causa del declino dei passeri. Solo da poco ho appurato anche che ambedue i conventi di Elburg e Utrecht erano di suore francescane, e precisamente uno era una clausura (Elburg), mentre l’altro ospitava una comunità di suore francescane terziarie (Utrecht). Questo mi sembra davvero un interessante fil rouge che segnala la volontà di quell’ambiente francescano di perpetuare, ad ogni primavera, la Predica agli uccelli, attirandoli per nidificare sulle loro mura, addirittura perfino su una grande Croce. E chissà, forse anche ai loro tempi, su un camino, nidificava una coppia di cicogne bianche come quelle che abbiamo visto lo scorso giugno. Metto in allegato “Ferri M. Arnhem LP, Gielen K., 2026. The Birdstones of Sint Agnieteklooster in Elburg, NL. First report on the swift colony and the 15th-century birdstones that support them, including a catalogue of their distribution and those arranged in the shape of the Cross”, che permette anche di accedere a un video realizzato da una cara amica belga, recatasi appositamente là per lo spettacolo che le avevamo subito descritto. Dopo Elburg siamo andati a Utrecht per aggiornare il nostro amico del posto e goderci anche là i rondoni che ancora usano parte dei nidi artificiali installati 600 anni fa da suore francescane, che l’annuario già citato distingue in due tipologie (con possibilità di asporto dei pulcini e senza) e cioè anche devozionali.

Una storia davvero intrigante, la Predica agli uccelli che si rinnova ogni primavera nelle mura di due conventi francescani olandesi. Ma in Italia non abbiamo qualcosa di simile?
Per quanto io cerchi di essere accurato, le mie ricerche di quattro decenni restano legate al limite delle mie esperienze e alla piccola rete di amici e conoscenti che mi segnalano casi da verificare. Pertanto, posso solo riferire ciò che ho potuto appurare e/o validare, ma no, non ho trovato casi come la Croce e i nidi artificiali di Elburg e di Utrecht. Anche se, dopo le mie monografie del 2018, se non ricordo male, otto casi sicuramente devozionali qui in Italia li ho trovati, però tutti realizzati da …laici. Dovrei avere tempo ed energie per provare a smentire che le decine di campanili e chiese con nidi intramurari che ho trovato in tutto il centro nord d’Italia fossero per sfruttare le nidiate come pietanza, come segnala (dalla Svizzera romanda) un celebre testo del 1880.
Peccato che non abbiamo avuto storie simili qui nella terra del Poverello di Assisi, oppure forse ne abbiamo persa la memoria. Con così tanti monumenti rifatti, riparati, rimaneggiati…forse potremmo aver perso qualche eredità architettonica della simpatia di San Francesco per gli uccelli. Che ne dice?
Certamente potremmo aver perso qualcosa, nel vasto sedime di edifici medievali andati in rovina o modificati. O forse, non abbiamo perso nulla. Chissà? Però … un edificio associato al soggiorno del Santo e riconducibile alla sua Predica, per la verità, l’ho scovato: è sotto gli occhi dei tanti che passano accanto al Circo Massimo; parlo della Torre della Moletta.
La Torre della Moletta al Circo Massimo, a Roma?
Proprio quella. Infatti, proprio quest’anno ho potuto mettere a fuoco i dettagli storici, letterari e tecnici relativi a questo piccolo edificio che dalla metà degli anni ’90 mi incuriosiva come possibile reliquia di una rondonaia medievale. Ogni tanto capitavo a Roma per altri interessi e, la prima volta, avevo potuto memorizzare solo i resti di un pattern di fori allineati, in genere tipico dei nidi artificiali intramurari, e gli avevo potuto dedicare solamente un puntino solitario e anonimo nella mia mappa distributiva delle aree con rondonare e passeraie tradizionali sparse per il nostro Paese, nella monografia del 2018 allegata a questo articolo. A metà degli anni ’90 l’avevo solo potuta notare, nel 2002 l’ho fotografata col cellulare (a bassa risoluzione), e finalmente nel 2024 ho potuto usare la fotocamera; sempre di fretta, in occasione di riunioni a Roma, per vari interessi. Avevo consolidato la congettura che, al venir meno delle funzioni difensive, la torricella fosse stata dotata di una colombaia interna, con nidi artificiali intramurari per rondoni o passeriformi o pure colombi, come spesso succedeva. E in questo devo ringraziare anche la Soprintendenza Capitolina, che nel 2025 mi ha fornito immagini e dati relativi al restauro conservativo di una decina di anni prima. Ma le sorprese sono cominciate a fioccare dalle ricerche che facevo sul web per trovare vecchie immagini, durante le quali mi sono imbattuto in alcune note sul ruolo della Torre della Moletta nei soggiorni romani di San Francesco, resi possibili dalle conoscenze e dall’ospitalità di Giacoma dei Settesoli, l’amica che lui chiamava affettuosamente Frate Jacopa. Per saperne di più su Giacoma mi sono state utili alcune letture segnalate da un’amica di Assisi, ma a me interessavano essenzialmente gli eventuali legami del Poverello con la torre, che alcune fonti vogliono incerti o indiretti, perché l’edificio faceva parte del vasto complesso del Settesoli indicato come generico luogo di soggiorno alternato al monastero benedettino (ora S. Francesco a Ripa). Ma recentemente ho constatato che, riguardo alla Moletta, lo storico Filippo Clementi afferma decisamente (1945) che “qui Frate Iacoba, la Santa, riceveva Francesco di Assisi nel suo ultimo soggiorno in Roma nel 1223”. E poi, perfezionando la ricerca con nuove parole chiave, sono arrivato alla piccola ma sorprendente elegia di Domenico Gnoli, poeta (e storico) romano, intitolata “La torre di Giacomina” (1923), in cui, al richiamo del Santo, gli uccelli sono invitati ad accorrere proprio alla torre della Moletta, indicata con una delle varianti del nome di questa grande amica di San Francesco. Io non posso che leggerci un palese omaggio alla celebre Predica agli uccelli. Forse in ossequio a una devozione popolare romana che per secoli avrebbe associato il soggiorno del Santo a una torricella che la gente vedeva frequentata dai tanti uccelli che allora nidificavano nelle (verosimilmente) decine di nidi artificiali intramurari, ora osservabili in tracce modeste ma inequivocabili. Per mia esperienza, dai dettagli strutturali dei fori di accesso, deduco che quei nidi artificiali siano ben posteriori alla frequentazione del Santo ma, chissà, magari potrebbero essere stati inseriti proprio in omaggio a quel soggiorno, quando ne era ancora fresca la memoria, rafforzandola e mantenendola anche quando la torre doveva essere andata in rovina, come doveva essere all’epoca dell’elegia del Gnoli, a giudicare dalle foto di quel tempo.

Comunque, anche questa sulla Moletta sembra una storia interessante. Ricordando la sua intervista, pubblicata qui il 18 febbraio 2021, immagino che proporrà soprattutto il primo caso, la Croce di Elburg, per una riflessione…
La Croce è esemplare ma abbiamo ben due esempi del 1400, e di alto profilo, di conventi femminili francescani che hanno voluto perpetuare l’aspetto devozionale della Predica agli uccelli, traducendola in un’architettura finalizzata ad attirare uccelli “sui” e “dentro” i muri dei conventi, con decine di nidi artificiali. E, con quelli disposti in forma di Croce sul Golgota, mi pare che le suore francescane siano andate ben oltre un’eterea simbologia. Volevano dimostrare che San Francesco davvero chiamava gli uccelli attorno a sé, in una Predica agli uccelli che diventava una devozione quotidiana, ad ogni primavera. E allora, non posso fare a meno di riflettere sull’argomento “edifici religiosi e biodiversità” che costituiva il cuore della mia intervista del 2021 e della brochure allegata all’articolo. L’argomento all’ordine del giorno, ovunque, è il forte impegno decisamente ornito-fobico, anzi, colombo-fobico, che allontana ogni forma animale anche dagli edifici religiosi del Bel Paese. Il problema degli effetti dell’imbrattamento fecale causato dalle concentrazioni di colombi è innegabile ma, come spiegato nel 2021, le reazioni e le risposte alla loro presenza sono sbagliate, basate come sono su provvedimenti drastici, empirici, che nell’immediato causano maltrattamento e mortalità di diverse specie di volatili (e non solo) mentre nel lungo periodo sopprimono per sempre ogni manifestazione di biodiversità animale. Nel 2021 parlavo di “rondoni” come specie da proteggere ma era per praticità di comunicazione, come esemplifica il nostro logo sociale, mettendo un rondone, un chirottero e un geco attorno al profilo di un centro storico stilizzato. La nostra associazione, Monumenti Vivi, adotta queste tre come specie-ombrello della biodiversità, per indicare che tutelandole ci si apre ad un approccio di tipo biometrico alla prevenzione dei danni da colombi: si evita di lasciare entrate adatte per colombi (grosso modo con ingressi inferiori ai 7 cm), adottando parametri dimensionali (es. 3x 6 cm, ecc.) adatti per specie più piccole, esclusivamente insettivore e quindi con deiezioni dagli effetti chimici, fisici e igienici completamente diversi da quelle dei colombi. Una volta compreso il rapporto biometrie/biodiversità, le “tecniche” da applicare vengono da sé (ovviamente con la collaborazione di un faunista) e permettono di declinare i vari progetti a favore di una o più specie, ed anche di alcune di grandi dimensioni ma utili perché predatrici. Purtroppo, amaramente, devo prendere atto che tuttora con la parola biodiversità si infioccano soprattutto bei discorsi mentre la realtà è lasciata a restauri e ristrutturazioni che sigillano tout court cavità nei muri e nei tetti, seminano file e file di aghi metallici, linee di fili elettrificati, reti disposte drasticamente, con piccoli animali sepolti vivi, trafitti e intrappolati. Con buona pace per la biodiversità in monumenti storici, infrastrutture, residenze ed anche negli edifici religiosi. Sono tutti aspetti dimostrati, offrendo alternative validate. Dopo il 2021, sul mio sito web e nel mio gruppo social specializzato ho quasi raddoppiato sia il numero dei documenti tecnici liberamente scaricabili che gli album dei casi di studio consultabili, sui vari metodi per contenere i colombi e i loro effetti negativi, proteggendo però rondoni, rondini, balestrucci, piccoli chirotteri, ecc… Purtroppo, da un trentennio certa manualistica e le tante ditte di pest control avallano approcci sbagliati, spacciandoli pure “ecologici” e “preventivi”, ma noi insistiamo a mettere a disposizione del pubblico gli effetti negativi degli approcci sbagliati e a dimostrare la bontà di un approccio selettivo. Oltretutto, dal 2022 la nostra Costituzione tutela il benessere animale e la biodiversità, e non possiamo certo dimenticarci dell’esortazione Laudate Deum (2023) e dell’enciclica Laudato si’ (2015). E se, dopo 600 anni, possiamo constatare i bei risultati della devozione di quelle suore francescane olandesi del 1400 sulla biodiversità, perché, almeno per le chiese, i campanili e gli edifici religiosi, non possiamo ripartire, anche oggi, dalla Predica agli uccelli?
LINK per accedere alla documentazione segnalata nell’intervista
https://drive.google.com/drive/folders/1RLp3MrTMiJjvdGg2xqPF2ZdeCOu2X1eR?usp=sharing


